Intervento del CEO alla presentazione del libro di Domenico Campana

A seguire il testo dell’intervento di Giuseppe F. Zangaro, CEO conSenso publishing, alla presentazione del libro “Il Monaco e l’Ebreo” di Domenico Campana, tenuto lo scorso 28 settembre 2021 presso il Museo Diocesano e del Codex dell’area urbana di Rossano.

Buonasera a tutti voi, vi ringrazio per aver accolto il nostro invito non solo per condividere il ‘senso’ di un libro – quello di Domenico Campana–, ma anche per avviare un percorso di riappropriazione della nostra identità culturale e di rilancio di una nuova humanitas che ci conduca verso nuove forme di comunità… più intelligenti, inclusive e dialoganti.

Non so voi, ma io non mi considero in un periodo buio… difficoltoso sì, buio no!!!

Credo che fossero della stessa idea anche Nilo e Donnolo che hanno ben pensato di mettere mano ai libri… allo status quo della conoscenza… e di rivoluzionarlo. E lo hanno fatto proprio in un periodo storico definito “oscurantista”.

Oggi sarebbero due validi influencers, ma di quelli seri, quelli che fanno riflettere, portano a farsi delle domande, ti spingono a scavare in te stesso, ti fanno relazionare con gli altri in maniera umana – il nostro autore Domenico Campana direbbe ‘umanistica’.

Ho vissuto la pubblicazione di questo libro in una triplice veste: quella dell’amico, dell’editore e dell’accademico. Vi assicuro, un impegno da batticuore!!!

Da amico ho avuto modo di condividere confidenzialmente con Mimmo le varie fasi di redazione del testo. Guardate… sarebbe proprio una gran bella idea – aggiungo curiosa – pubblicare non solo il testo finale di un libro, ma le parti più importanti relative alle varie revisioni del testo… tutto questo per osservare il pathos e idròtas per dirla alla greca che profonde un autore appunto quando scrive un libro.

Queste tante revisioni hanno avuto l’obiettivo di conferire al testo e ai contenuti la forma di saggio-reportage, del resto non poteva essere diversamente visti i trascorsi professionali del nostro autore…

Non si tratta di argomenti di facile lettura, ma il taglio trovato da Mimmo ne facilita l’approccio e, soprattutto, offre interessanti spunti di riflessione che trovano una certa utilità non solo nella ricostruzione storica, ma soprattutto su come possa essere attualizzata l’attività intellettuale e spirituale di personaggi illustri come Nilo.

Sono partito proprio da qui per scrivere la mia postfazione al libro… anche questa sottoposta ad almeno 5-6 revisioni prima di trovare il giusto collegamento ed equilibrio con le tematiche trattate… Eh sì perché un libro come questo ti mette un po’ in difficoltà… da un lato, hai il gradito invito a scrivere la postfazione, ma dall’altro l’imbarazzo di dover scrivere un testo all’altezza, non solo dell’autore, ma anche dei protagonisti del libro.

Ho scoperto, infatti, e ancora di più, che effettivamente Nilo e Donnolo sono stati due pilastri dell’Umanesimo, principalmente per il loro modo di ‘indagare la conoscenza’ e di attualizzarla nel contesto socio-culturale dell’epoca.

Senza voler essere “presentista” – come alcuni studiosi definiscono chi vuol interpretare la storia con i canoni contemporanei – non possiamo ignorare il fatto che Nilo e Donnolo abbiano contribuito a gettare le basi dell’Umanesimo, portandoci fuori dal rigorismo medievale.

E come lo hanno fatto? Mettendo a sistema la loro esperienza e sapienza, e nel caso di Nilo, aggiungo anchespirito e ascesi. Trasferire questo ingente bagaglio culturale e religioso non era in quel tempo impresa facile, da qui, l’esigenza di ‘automatizzare’ la trascrizione dei testi con gli scriptoria, che dall’anno Mille al Quattrocento si evolveranno in vere e proprie fabbriche culturali grazie all’innovazione introdotta da personaggi come Nilo che si posero il problema ‘tipografico’ di dare forma e pulizia alla pagina del manoscritto e di avere una scrittura più leggibile e veloce nella trascrizione… da qui, la Scuola Niliana e la Minuscola corsiva.

Pensate… in questo modo i monaci arrivarono a produrre ben 30 pagine di manoscritto al giorno, contro le 4/5 del primo Medioevo!!!

L’altra questione affrontata da Nilo era quella di trovare un modo veloce per trascrivere le orationes – quelle degne di essere ‘enciclopizzate’ – con una scrittura adeguata alla velocità del parlato. Traendo spunto dalle “note tironiane”, Nilo mette a punto un sistema tachigrafico che consentirà ai suoi discepoli di appuntare velocemente i ‘concetti parlati’, rimandando ad un secondo momento la trascrizione in bella copia degli stessi.

Come è possibile intuire si tratta della creazione di un vero e proprio impianto editoriale che più tardi porterà alla nascita della calligrafia e poi della stampa. In tal senso, Rossano ha espresso un altro illustre personaggio, Giambattista Palatino, eminente calligrafo del Quattrocento che ha perfezionato il carattere Cancelleresca – in uso ancora oggi – con l’obiettivo di creare uno stile calligrafico di facile apprendimento, dalla veloce trascrizione e ‘fortemente bello’.

Da sinistra: il principe Alessio Angelo Comneno, l’ecumenista Virgilio Avato, l’Arcivescovo Emerito Mons. Luigi Renzo, l’Eparca di Lungro Mons. Donato Oliverio, l’Arcivescovo della Diocesi di Rossano-Cariati Mons. Maurizio Aloise, l’autore del libro Domenico Campana e Giuseppe F. Zangaro CEO della conSenso publishing.

Aldilà dell’aspetto tecnico, va messo in evidenza il carattere sociologico dell’opera di Nilo e Donnolo, entrambi consapevoli dell’importanza della diffusione della cultura per favorire il progresso e il miglioramento del benessere comune. Loro stessi si trasformano in medium, ovvero in mezzi di comunicazione… entrambi puntano sulla produzione libraria, entrambi fanno del viaggio il mezzo di diffusione e formazione per eccellenza, entrambi puntano a creare delle comunità culturali capaci di diventare a loro volta mezzo di diffusione della conoscenza.

Siamo, quindi, in presenza di un modus-operandi moderno e direi ‘manageriale’, immediatamente compreso, recepito e messo in pratica da una sempre più ampia platea di discepoli, istituzioni laiche e religiose, gente comune.

Termini moderni e alla moda come knowledge-sharing, open-sourcing, short-messaging non sono altro che nuove invenzioni del linguaggio e della cultura contemporanea che si rifanno agli archetipi culturali ai quali si ispirarono anche i nostri Nilo e Donnolo.

Gli archetipi sono fattori antropologici che accomunano tutta l’umanità… come le impronte digitali hanno peculiarità individuali e collettive che – attenzione – ci rendono differenti ma non diversi

Sono, quindi, veramente grato a Domenico Campana per aver risvegliato in me questo nuovo interesse verso la ‘storia evolutiva della cultura’ e ringrazio ancora le Istituzioni Religiose e Civili per aver preso spunto da questo nostro comune interesse per lanciare un messaggio di dialogo interculturale che ci rende parteci di un rinnovamento sociale diventato sempre più necessario e prioritario.

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